Monday, May 26, 2008

Phoenix

La scorsa notte ho guardato in streaming l'atterraggio della sonda Phoenix su Marte. La diretta era dalla control room del JPL di Pasadena, incaricata del controllo missione (almeno fino all'atterraggio marziano, perché poi il controllo è passato a Tucson). Non era la prima volta che guardavo la NASA TV per eventi simili (in genere decolli/atterraggi dello Shuttle), ma l'emozione è sempre tantissima. Comunque, scrivo questo post perché ogni volta che assisto a queste trasmissioni mi si risveglia dentro l'amore per gli USA. La ragione di tuttò ciò credo dipenda dal fatto che, sin da quando ero piccolo, ho imparato ad amare l'America attraverso la NASA e l'esplorazione spaziale, e non a caso tanto ho fatto che alla fine mi sono messo a fare l'ingegnere aerospaziale. Eh... la coerenza! :-)
A parte gli scherzi, quando assisto a questi eventi, e vedo il clima che si sviluppa in quell'ambiente, capisco perché lì alla NASA sono i più grandi. Si vede a 10.000 km di distanza che quella gente lì si sente un team. Li vedi soffrire, arrabbiarsi, gioire, SEMPRE INSIEME. E la scorsa notta è stato lo stesso, e quando li ho visti esultare per l'atterraggio del lander, anche io ho esultato con loro. Ora, non sono proprio un novizio nel settore aeronautico e spaziale, ed ho visto un po' il clima di lavoro in alcune importanti aziende italiane del settore, e posso assicurarvi che quello che ho visto negli USA (non solo alla NASA, ma anche in università) va ben oltre il clima che si respira qui da noi. Quando si vede gente lavorare in quel modo, in quel clima, non si può non eccellere. Sei portato a dare il massimo. Sei iper-motivato, gasato. Ecco perché il mio sogno nel cassetto è sempre stato quello di andarmene dall'Italia per andare a fare l'ingegnere aerospaziale negli Stati Uniti. Ecco perché, sentimentalmente parlando, gli USA sono un po' casa mia. Ecco perchè amo quella nazione. :-)